Enrico Lo Verso legge “Rovine” di Gabriele Tinti

27/01/2018

Enrico Lo Verso a Palazzo Altemps

ENRICO LO VERSO LEGGE “ROVINE” DI GABRIELE TINTI
Museo Nazionale Romano, Palazzo Altemps
1 febbraio 2018, ore 17.30

Le opere della collezione di antiche sculture conservate nel Museo di Palazzo Altemps tornano a ispirare il poeta Gabriele Tinti.
“Un nuovo appuntamento con la poesia che ben si coniuga con la ricorrenza dei venti anni dell’inaugurazione del Museo” spiega Daniela Porro, Direttore del Museo Nazionale Romano. In questa occasione è l’attore Enrico Lo Verso a interpretare i componimenti della raccolta Rovine.

Giovedì 1 febbraio 2018 alle ore 17.30, Enrico Lo Verso leggerà i versi di Gabriele Tinti, di sala in sala, là dove sono esposte le sculture protagoniste dei componimenti.
Le liriche pensate per il Museo Nazionale Romano fanno parte del progetto dello scrittore e poeta Gabriele Tinti Rovine, che ha già coinvolto negli anni passati importanti attori tra i quali Joe Mantegna, Robert Davi, Burt Young, Alessandro Haber, Luigi Lo Cascio, Franco Nero, e musei internazionali come il Metropolitan Museum di New York, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il British Museum di Londra, la Gliptoteca di Monaco e nazionali come il Museo Archeologico di Napoli, i Musei Capitolini e il Museo dell’Ara Pacis.
Così il poeta spiega il progetto: “Rovine raccoglie una serie di scritti in forma di versi, frammenti e brevi saggi che ho destinati alla scultura vivente dell’attore, al kolossos capace di fornire nuova voce a ciò che è oramai irrimediabilmente scomparso.
Questo tentativo muove dal tragico senso di morte e di vacuità propri persino dei nostri capolavori, e che vorremmo eterni. L'indeterminatezza che ha circondato spesso le loro attribuzioni, il carattere talvolta puramente ipotetico degli studi, le disiecta membra, la frammentarietà mutilata con le quali quasi sempre dall’antichità sono giunti sino a noi, rappresentano quel che rimane del desiderio dell’uomo di avvicinarsi agli dei.
Perché “quel che riguarda il corpo è una corrente che passa, quel che riguarda l’anima sogno e vanità; l’esistenza è battaglia in terra straniera; la gloria postuma oblio” (Marco Aurelio), lenta caduta nella dimenticanza, nell’indifferenza dell’inorganico. Neanche le nostre opere ne sono immuni, così come ciò che più veneriamo. Nonostante il nostro disperato tentativo di preservarle e di resistere”, conclude Tinti.