Museo Nazionale Romano newsletter giugno 2019

31/05/2019

L’immagine della newsletter del mese di giugno è dedicata al sarcofago con il mito di Medea conservato alle Terme di Diocleziano

Quest’opera è momentaneamente esposta nella mostra EVA VS EVA, organizzata in collaborazione tra l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este - Villae, il Museo Nazionale Romano e il Parco Archeologico di Pompei. Inaugurata lo scorso 10 maggio la mostra è aperta al pubblico fino al 1 novembre 2019 e presenta un percorso espositivo dedicato alla duplice valenza del femminile nell’immaginario occidentale, dai reperti classici alle opere contemporanee. L’iniziativa mira ad indagare lo spirito ambivalente della donna: da rassicurante simbolo della maternità ad ambigua forza della natura.

 Inafferabile e indomabile, Medea continua a suscitare riflessioni e interrogazioni perché esprime i lati più bui della nostra personalità; è un personaggio contraddittorio ed enigmatico, che non smetterà mai di affascinare e nello stesso tempo di sconcertare. Medea esprime appieno le angosce e il desiderio di libertà delle donne di tutte le epoche.

Leggendo alcuni dei versi della Medea di Euripide non è difficile immaginare la motivazione della fama eterna di cui gode la tragedia, espressione di sentimenti femminili sempre attuali.

 Di tutte le creature che hanno anima e cervello, noi donne siamo le più infelici; per prima cosa dobbiamo, a peso d’oro, comprarci un marito, che diventa padrone del nostro corpo e questo è il male peggiore[...] Quando si stanca di stare a casa, l’uomo può andarsene fuori e vincere la noia... noi donne invece dobbiamo restare sempre con la stessa persona

Dicono che viviamo in casa, lontano dai pericoli, mentre loro vanno in guerra: che follia! E’ cento volte meglio imbracciare lo scudo piuttosto che partorire una volta sola. Euripide, Medea vv.206-233

 La saga mitologica dedicata a questa temibile maga è stata tramandata per secoli: Ennio è il primo a portare le vicende di Medea a Roma, adattando il testo teatrale al gusto del pubblico romano. La tragedia raggiunge subito un successo cosi grande che vari autori, in epoche diverse, ne scriveranno un proprio adattamento: Pacuvio, Ovidio, Seneca, Valerio Flacco, Draconzio, Accio e Apollodoro, fino ad arrivare ai numerosi adattamenti moderni di Pavese, Alvaro, Pasolini e Maria Callas.

 Medea (Μήδεια) è la mitica principessa della Colchide (una regione ai confini del mondo greco, sulle sponde del Mar Nero), figlia del re Eta e di Idia, esperta in arti magiche. Di lei si innamora a prima vista Giasone, capo della spedizione degli Argonauti, che deve impossessarsi del Vello d’oro per riconquistare il suo trono. L’eroe greco riesce a portare a termine la sua missione solo grazie all’aiuto di Medea, che addormenta con una pozione magica il drago custode del vello d’oro. Dopo aver tradito per amore il proprio regno, Medea fugge con Giasone, uccidendo nella fuga il proprio fratello Absirto di cui getta le membra straziate in mare. Giunti a Corinto, Medea, che nel frattempo aveva sposato Giasone, partorisce due figli. Diversi anni dopo però, Giasone per convenienza decide di unirsi in matrimonio con la giovane principessa Glauce, ripudiando Medea. Secondo la versione del drammaturgo Euripide, l’ira della prima sposa è talmente grande da spingerla ad ordire un nuovo sanguinoso piano: la donna finge di accettare le nuove nozze di Giasone, il suo esilio e la separazione dai figli, meditando invece di uccidere la futura sposa e i suoi stessi figli per privarlo di una discendenza. Una volta compiuto il terribile gesto, fugge su un carro trainato da draghi

La narrazione del sarcofago rappresenta i tre momenti finali del mito di Medea: l’invio dei doni nuziali a Glauce, futura sposa di Giasone; l’uccisione dei figli e la fuga della maga su una biga trainata da draghi alati.

 

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