Storie dell’archivio fotografico

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1964, Caserma dei Corazzieri in Via Venti Settembre a Roma. Erano alcuni giorni che si scavava negli ambienti che avrebbero ospitato la nuova mensa della caserma. Erano già venuti alla luce numerosi frammenti ceramici e reperti che lasciavano intuire la presenza di un edificio residenziale. Più tardi, infatti, grazie alla scoperta di una conduttura in piombo iscritta, si attribuirà la domus alla gens Favia. Ma nessuno si aspettava di veder affiorare tra la terra tessere di mosaico in pasta vitrea che riflettevano colori brillanti come il verde, l’azzurro, il rosso… Le tessere erano, in parte, ancorate alle pareti di un ambiente che in breve tempo fu liberato dalla terra e che si rivelò essere un magnifico ninfeo, decorato da mosaici e incrostazioni di conchiglie. Purtroppo non tutte le tessere erano ancora al loro posto, ma si salvavano una parete, che raffigurava delle finte architetture e scene mitologiche, e altri frammenti decorati con scene marine. Questi ultimi erano in condizioni particolarmente precarie, tanto da richiedere limmediata presenza dei restauratori che intervennero prontamente per consolidare le tessere. Con loro arrivò anche il fotografo della Soprintendenza per documentare i mosaici nel luogo di rinvenimento, l’intervento di consolidamento e la pulitura, con spazzole e acqua. Ben presto, però, si rese necessario il distacco dei frammenti musivi più deteriorati che furono trasferiti alle Terme di Diocleziano, sede del Museo Nazionale Romano, dove ancora oggi si conservano.  #storieInArchivioMNR #Museonazionaleromano #ArchivioFotograficoMNR #viaXXSettembre #CasermadeiCorazzieri  © Archivio Fotografico MNR (inv. foto 19838)  Soprintendenza Speciale Roma

1964, Caserma dei Corazzieri in Via Venti Settembre a Roma. Erano alcuni giorni che si scavava negli ambienti che avrebbero ospitato la nuova mensa della caserma. Erano già venuti alla luce numerosi frammenti ceramici e reperti che lasciavano intuire la presenza di un edificio residenziale. Più tardi, infatti, grazie alla scoperta di una conduttura in piombo iscritta, si attribuirà la domus alla gens Favia. Ma nessuno si aspettava di veder affiorare tra la terra tessere di mosaico in pasta vitrea che riflettevano colori brillanti come il verde, l’azzurro, il rosso… Le tessere erano, in parte, ancorate alle pareti di un ambiente che in breve tempo fu liberato dalla terra e che si rivelò essere un magnifico ninfeo, decorato da mosaici e incrostazioni di conchiglie. Purtroppo non tutte le tessere erano ancora al loro posto, ma si salvavano una parete, che raffigurava delle finte architetture e scene mitologiche, e altri frammenti decorati con scene marine. Questi ultimi erano in condizioni particolarmente precarie, tanto da richiedere l'immediata presenza dei restauratori che intervennero prontamente per consolidare le tessere. Con loro arrivò anche il fotografo della Soprintendenza per documentare i mosaici nel luogo di rinvenimento, l’intervento di consolidamento e la pulitura, con spazzole e acqua. Ben presto, però, si rese necessario il distacco dei frammenti musivi più deteriorati che furono trasferiti alle Terme di Diocleziano, sede del Museo Nazionale Romano, dove ancora oggi si conservano.

#storieInArchivioMNR #Museonazionaleromano #ArchivioFotograficoMNR #viaXXSettembre #CasermadeiCorazzieri

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Pensare che tanto però è andato perduto è triste

”Casa mia” per quasi 40 anni, comunque ”qualcosa” c'è anche dalle monache di clausura adiacenti

Visitato ciò che rimane in situ. 😍

I mosaici della caserma dei corazzieri

Troppo bello

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2 settimane fa

Museo Nazionale Romano
Nonostante la calura, l’8 agosto del 1916 proseguivano senza sosta gli scavi per l’allargamento della sede stradale di via di S. Croce in Gerusalemme, condotti dal Comune di Roma. Gli operai con pale e piccone procedevano al taglio di un ampio settore di terreno che apparteneva alla Villa Wolkonsky-Campanari (oggi sede dell’ambasciata inglese), necessario per l’ampliamento della strada. Procedendo di gran lena uno degli operai liberò dalla terra una blocco di tufo ben squadrato che sembrava avere delle lettere incise. Si pensò subito ad un’epigrafe, se ne trovavano tante negli scavi a Roma. Ma quel blocco non accennava a muoversi e non ci volle molto per capire che doveva trattarsi di qualcosa di più di una semplice iscrizione. Venne chiamato il direttore dei lavori che chiese agli operai di ripulire il blocco e vedere dove terminassero quelle lettere. La risposta non si fece attendere, la terra nascondeva un vero e proprio sepolcro che si rivelò essere solo il primo di una serie di quattro monumenti funerari allineati lungo una strada che in antichità era chiamata via Celimontana e che conduceva dalla zona di Porta Maggiore verso il Celio. Non mancarono le fotografie che immortalarono non solo la felice scoperta, ma anche la soddisfazione di chi, quel giorno, ne era stato l’artefice.  #StorieInArchivioMNR #ArchivioFotograficoMNR #museonazionaleromano #viaStatilia #sepolcrirepubblicaniviastatilia  ©Archivio Fotografico MNR  Soprintendenza Speciale Roma

Nonostante la calura, l’8 agosto del 1916 proseguivano senza sosta gli scavi per l’allargamento della sede stradale di via di S. Croce in Gerusalemme, condotti dal Comune di Roma. Gli operai con pale e piccone procedevano al taglio di un ampio settore di terreno che apparteneva alla Villa Wolkonsky-Campanari (oggi sede dell’ambasciata inglese), necessario per l’ampliamento della strada. Procedendo di gran lena uno degli operai liberò dalla terra una blocco di tufo ben squadrato che sembrava avere delle lettere incise. Si pensò subito ad un’epigrafe, se ne trovavano tante negli scavi a Roma. Ma quel blocco non accennava a muoversi e non ci volle molto per capire che doveva trattarsi di qualcosa di più di una semplice iscrizione. Venne chiamato il direttore dei lavori che chiese agli operai di ripulire il blocco e vedere dove terminassero quelle lettere. La risposta non si fece attendere, la terra nascondeva un vero e proprio sepolcro che si rivelò essere solo il primo di una serie di quattro monumenti funerari allineati lungo una strada che in antichità era chiamata via Celimontana e che conduceva dalla zona di Porta Maggiore verso il Celio. Non mancarono le fotografie che immortalarono non solo la felice scoperta, ma anche la soddisfazione di chi, quel giorno, ne era stato l’artefice.

#StorieInArchivioMNR #ArchivioFotograficoMNR #museonazionaleromano #viaStatilia #sepolcrirepubblicaniviastatilia

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Che bei ricordi a S.Giovanni !!!

Sapete chi è l'assistente nella foto?

Grazie per queste notizie 🙂

Oggi abitazione dell'ambasciatore del Regno Unito.

Grazie! I sepolcri adesso dove sono? La strada è stata di nuovo interrata?

Sono state recuperate quelle tombe? E se sì, dove sono?

Da bambino dalla finestra di fronte tiravo aeroplanini di carta dentro villa volkonski

Sono visibili ora?

Sepolcridei liberi degli Statili Tauro. Cancellata troppo alta. Sempre chiusi e mi devo arrampicare

l´ambasciata inglese non e a pochi metri da Porta Pia, angolo via Palestro ?

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3 settimane fa

Museo Nazionale Romano
Il fotografo aveva passato tutta la mattina a sistemare i reperti in modo che nella foto fossero tutti visibili. Non aveva molte lastre a disposizione e doveva ottimizzare gli scatti.
Ed ecco che alla fine era riuscito a scattare la foto perfetta. Tutti i materiali scultorei venuti fuori dallo scavo di Fianello Sabino erano stati immortalati insieme.
Infatti, solo qualche giorno prima (siamo nel maggio del 1950), durante i lavori di realizzazione della strada di accesso al cimitero di Fianello Sabino, in provincia di Rieti, era stata scoperta una fossa, colma di frammenti di marmo e sculture, destinati probabilmente a diventare calce per la costruzione di una chiesa di V secolo.
Tutti i pezzi venivano da una villa di II-I secolo a.C. ed erano stati una scoperta unica nel loro genere, perché documentavano la decorazione scultorea di una villa romana tardorepubblicana, di cui fino ad allora non erano mai stati trovati nuclei così importanti.
Per questo era stata richiesta la massima attenzione nella realizzazione della foto, tutto doveva essere visibile, ogni pezzo andava documentato. E con soddisfazione lo scatto venne realizzato il 5 maggio del 1950.  ©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 7100)  #StorieinArchivioMNR #ArchivioFotograficoMNR #termedidiocleziano #fianellosabino

Il fotografo aveva passato tutta la mattina a sistemare i reperti in modo che nella foto fossero tutti visibili. Non aveva molte lastre a disposizione e doveva ottimizzare gli scatti.
Ed ecco che alla fine era riuscito a scattare la foto perfetta. Tutti i materiali scultorei venuti fuori dallo scavo di Fianello Sabino erano stati immortalati insieme.
Infatti, solo qualche giorno prima (siamo nel maggio del 1950), durante i lavori di realizzazione della strada di accesso al cimitero di Fianello Sabino, in provincia di Rieti, era stata scoperta una fossa, colma di frammenti di marmo e sculture, destinati probabilmente a diventare calce per la costruzione di una chiesa di V secolo.
Tutti i pezzi venivano da una villa di II-I secolo a.C. ed erano stati una scoperta unica nel loro genere, perché documentavano la decorazione scultorea di una villa romana tardorepubblicana, di cui fino ad allora non erano mai stati trovati nuclei così importanti.
Per questo era stata richiesta la massima attenzione nella realizzazione della foto, tutto doveva essere visibile, ogni pezzo andava documentato. E con soddisfazione lo scatto venne realizzato il 5 maggio del 1950.

©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 7100)

#storieinarchiviomnr #archiviofotograficomnr #termedidiocleziano #fianellosabino
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Scusate ma Fianello fa parte di Montebuono? Boh!

ELFOGADNÉK EGY SZÉP TÖREDÉKET! VARÁZSUK VAN!

.....E LO SCATTO EI FÙ ( pardon ) CI FÙ.... Siccome immobili immuni dal MORTAL SOSPIRO! Grazie, Giuseppina e buon lunedì.

Ve li ricordate? Titina quanti ne hai restaurati. Uscivano da magazzini fatiscenti per il restauro, magari per una essere esposti ad una mostra, e tornavano al loro splendore sotto le mani dei nostri bravissimi restauratori, uno di loro Annunziata D'Elia. Quanto amore in quel lavoro e pochissimi riconoscimenti.

Grazie di tutte queste informazioni che mostrano il dietro le quinte dei Musei!!!

Interessante!!! Riconosco il lampadario !!! Che emozione...E con lui tanti reperti.

Alcune di loro, in particolare la "Menade Danzante", furono esposte alcuni anni fa in una mostra a Rieti. Spero ci possa essere presto un luogo adatto per un loro ritorno "a casa" a Montebuono

Meraviglia!

che meraviglia!

Bellissimo scatto!

Questi reperti non mi sono nuovi , anche le lucerne in marmo

Bellissimi reperti e bellissima la foto

Oggi dove sono?

Noi poveri facchini a rimettere tutto sui scaffali

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4 settimane fa

Museo Nazionale Romano
Esattamente 65 anni fa veniva fotografato il busto dell’imperatore Geta scoperto nel 1873 negli scavi di fondazione del Ministero delle Finanze in via XX Settembre. Il busto in marmo, come altri reperti già musealizzati alle Terme di Diocleziano, furono oggetto di una nuova campagna fotografica, destinata a documentare lo stato di conservazione dei pezzi e che consente oggi di osservare il degrado subito dall’opera dopo oltre 80 dalla scoperta. Le foto dell’epoca, realizzate nelle aule delle Terme chiuse al pubblico, come dimostra lo sfondo che si intravede dietro il telo nero, testimonia il lavoro costante #dietrolequinte che il Museo Nazionale Romano svolgeva già quando era costituito da un’unica sede. Oggi come allora il Museo non si ferma, neanche a Natale, e aspetta di poter riaprire al pubblico per condividere il grande patrimonio che ospita.  #StorieinArchivioMNR #ArchivioFotograficoMNR #imperatoreGeta #TermediDiocleziano
#museonazionalereomano  ©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 4913)

Esattamente 65 anni fa veniva fotografato il busto dell’imperatore Geta scoperto nel 1873 negli scavi di fondazione del Ministero delle Finanze in via XX Settembre. Il busto in marmo, come altri reperti già musealizzati alle Terme di Diocleziano, furono oggetto di una nuova campagna fotografica, destinata a documentare lo stato di conservazione dei pezzi e che consente oggi di osservare il degrado subito dall’opera dopo oltre 80 dalla scoperta. Le foto dell’epoca, realizzate nelle aule delle Terme chiuse al pubblico, come dimostra lo sfondo che si intravede dietro il telo nero, testimonia il lavoro costante #dietrolequinte che il Museo Nazionale Romano svolgeva già quando era costituito da un’unica sede. Oggi come allora il Museo non si ferma, neanche a Natale, e aspetta di poter riaprire al pubblico per condividere il grande patrimonio che ospita.

#StorieinArchivioMNR #ArchivioFotograficoMNR #imperatoreGeta #TermediDiocleziano
#museonazionalereomano

©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 4913)
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4 settimane fa

Museo Nazionale Romano
Nel lontano 1950 bisognava pensare per tempo agli auguri di Natale che, di certo, correvano meno veloci dei nostri. Non sarà dunque un caso che questa foto sia stata scattata il 12 dicembre di quell’anno lontano: ritrae un prezioso dettaglio del sarcofago cristiano di Claudianus, datato alla prima metà del IV secolo, in cui è raffigurata una delle più antiche raffigurazioni della natività: Gesù Bambino, adagiato in una mangiatoia posata su rami, sotto lo sguardo vigile del bue, dell’asinello e di un pastore, che appoggiato a un bastone in posizione di riposo, contempla il piccolo.
E’ con questo stesso scatto che, 70 anni dopo, il Museo Nazionale Romano invia a tutti voi gli auguri per un Natale sereno e pieno di felicità.  #museonazionaleromano #NataleMNR2020 #StorieInArchivioMNR #archiviofotograficoMNR

Nel lontano 1950 bisognava pensare per tempo agli auguri di Natale che, di certo, correvano meno veloci dei nostri. Non sarà dunque un caso che questa foto sia stata scattata il 12 dicembre di quell’anno lontano: ritrae un prezioso dettaglio del sarcofago cristiano di Claudianus, datato alla prima metà del IV secolo, in cui è raffigurata una delle più antiche raffigurazioni della natività: Gesù Bambino, adagiato in una mangiatoia posata su rami, sotto lo sguardo vigile del bue, dell’asinello e di un pastore, che appoggiato a un bastone in posizione di riposo, contempla il piccolo.
E’ con questo stesso scatto che, 70 anni dopo, il Museo Nazionale Romano invia a tutti voi gli auguri per un Natale sereno e pieno di felicità.

#museonazionaleromano #NataleMNR2020 #StorieInArchivioMNR #archiviofotograficoMNR
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Wszystkiego Dobrego na Święta 😊

Un Natale sereno alla staff di questi splendidi post!

Buon Natale😀

Auguri di sereno Natale e grazie per i vostri post .

Auguri

Auguri!!!

Buon Natale a voi e grazie per la piacevole compagnia!

Auguri di felice Natale e grazie, grazie per la cultura che ci donate!!

auguri di un sereno Natale

Auguri sinceri

Grazie, i vostri post sono sempre un piacere. Auguri a tutti voi

Auguri a voi tutti e grazie x il vostri bellissimi post

Auguri!

Serdeczne życzenia Wesołych Świat. 🎊

Auguri di buone e serene feste a voi e a tutti i vostri cari.

Jean Thompson

Auguri!

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Nel 1764 il Procuratore Generale dei Certosini di S. Maria degli Angeli incaricò il giovane scultore Giovanni Antonio Houdon di realizzare le statue di S. Brunone e di S. Giovanni Battista per adornare due nicchie della basilica. L’Houdon realizzò il  S. Brunone in marmo, visibile ancora oggi, mentre nella nicchia opposta prese posto la statua di  S. Giovanni Battista in gesso, risultato di numerosi studi che non si tradurranno mai nell’opera di marmo. Purtroppo, nella notte tra il 3 e il 4 giugno del 1894 la statua del Battista si schiantò a terra andando in frantumi a causa della corrosione dei perni di sostegno di metallo ormai arrugginiti. All’epoca la distruzione di quest’opera fu pianta dagli storici dell’arte che la consideravano uno dei capolavori dell’Houdon.
Nel 1921, quasi quarant’anni dopo il tragico evento, Roberto Paribeni, allora Direttore del Museo Nazionale Romano, comunicò di aver trovato in un vano nascosto dell’ex convento dei Certosini, rotta in più parti e particolarmente sporca, una statua in gesso riconosciuta come S. Giovanni Battista. Si trattava di uno degli studi preparativi dell’Houdon che fu prontamente restaurata da Cesare Fossi e consegnata poco dopo alla Galleria Borghese dove ancora oggi si può ammirare. 
L’Archivio Fotografico conserva uno dei rari scatti che documentano la statua del S. Giovanni Battista nei depositi del Museo Nazionale Romano, poco dopo il ritrovamento e prima del restauro.  ©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 5254)  #StorieinArchivioMNR #archiviofotograficoMNR #sangiovannibattista #houdon #termedidiocleziano #santamariadegliangeli

Nel 1764 il Procuratore Generale dei Certosini di S. Maria degli Angeli incaricò il giovane scultore Giovanni Antonio Houdon di realizzare le statue di S. Brunone e di S. Giovanni Battista per adornare due nicchie della basilica. L’Houdon realizzò il S. Brunone in marmo, visibile ancora oggi, mentre nella nicchia opposta prese posto la statua di S. Giovanni Battista in gesso, risultato di numerosi studi che non si tradurranno mai nell’opera di marmo. Purtroppo, nella notte tra il 3 e il 4 giugno del 1894 la statua del Battista si schiantò a terra andando in frantumi a causa della corrosione dei perni di sostegno di metallo ormai arrugginiti. All’epoca la distruzione di quest’opera fu pianta dagli storici dell’arte che la consideravano uno dei capolavori dell’Houdon.
Nel 1921, quasi quarant’anni dopo il tragico evento, Roberto Paribeni, allora Direttore del Museo Nazionale Romano, comunicò di aver trovato in un vano nascosto dell’ex convento dei Certosini, rotta in più parti e particolarmente sporca, una statua in gesso riconosciuta come S. Giovanni Battista. Si trattava di uno degli studi preparativi dell’Houdon che fu prontamente restaurata da Cesare Fossi e consegnata poco dopo alla Galleria Borghese dove ancora oggi si può ammirare.
L’Archivio Fotografico conserva uno dei rari scatti che documentano la statua del S. Giovanni Battista nei depositi del Museo Nazionale Romano, poco dopo il ritrovamento e prima del restauro.

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Per l’Esposizione Universale di Roma del 1942 fu realizzato un grandioso progetto che prevedeva la costruzione di un’ampia arteria a scorrimento veloce, quasi un’autostrada nella città, che svolgesse la funzione di collegamento diretto fra il centro (cioè piazza Venezia) e il nuovo quartiere che avrebbe preso il nome proprio da quell’evento, l’EUR. La nuova strada doveva essere il proseguimento diretto della via dei Trionfi, di cui doveva conservare ed enfatizzare le caratteristiche scenografiche. Per realizzare l’asse centrale, che prenderà il nome di via Imperiale (oggi via C. Colombo), si intrapresero grandi lavori di sbancamento e apertura dei fornici nelle Mura Aureliane che misero in luce una necropoli  all’interno della città, presso la via Ardeatina. La fretta di portare a termine i lavori fece sì che ben poco venisse documentato durante quegli scavi, ma fortunatamente i disegnatori e i fotografi incaricati dalla Soprintendenza riuscirono a realizzare una parziale documentazione che riveste oggi un grande valore per la ricostruzione della storia di questo settore di Roma. Tra le poche foto scattate all’epoca, si conta quella del ritrovamento del sarcofago di Iulius Achilleus, oggi conservato alle Terme di Diocleziano, che venne messo in luce al di sotto di un ambiente funerario della “necropoli della via Imperiale” nel 1939. Il coperchio, purtroppo, si ruppe in seguito alle picconate degli operai che, lavorando allo sbancamento del terreno, intercettarono una pietra che, solo in un secondo momento, si rivelò essere il grandioso sarcofago (nella foto si vede chiaramente la frattura sul coperchio, non scurita dal tempo).  ©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 2680)  #StorieInArchivioMNR #viaImperiale #termedidiocleziano #viacristoforocolombo  Soprintendenza Speciale Roma

Per l’Esposizione Universale di Roma del 1942 fu realizzato un grandioso progetto che prevedeva la costruzione di un’ampia arteria a scorrimento veloce, quasi un’autostrada nella città, che svolgesse la funzione di collegamento diretto fra il centro (cioè piazza Venezia) e il nuovo quartiere che avrebbe preso il nome proprio da quell’evento, l’EUR. La nuova strada doveva essere il proseguimento diretto della via dei Trionfi, di cui doveva conservare ed enfatizzare le caratteristiche scenografiche. Per realizzare l’asse centrale, che prenderà il nome di via Imperiale (oggi via C. Colombo), si intrapresero grandi lavori di sbancamento e apertura dei fornici nelle Mura Aureliane che misero in luce una necropoli all’interno della città, presso la via Ardeatina. La fretta di portare a termine i lavori fece sì che ben poco venisse documentato durante quegli scavi, ma fortunatamente i disegnatori e i fotografi incaricati dalla Soprintendenza riuscirono a realizzare una parziale documentazione che riveste oggi un grande valore per la ricostruzione della storia di questo settore di Roma. Tra le poche foto scattate all’epoca, si conta quella del ritrovamento del sarcofago di Iulius Achilleus, oggi conservato alle Terme di Diocleziano, che venne messo in luce al di sotto di un ambiente funerario della “necropoli della via Imperiale” nel 1939. Il coperchio, purtroppo, si ruppe in seguito alle picconate degli operai che, lavorando allo sbancamento del terreno, intercettarono una pietra che, solo in un secondo momento, si rivelò essere il grandioso sarcofago (nella foto si vede chiaramente la frattura sul coperchio, non scurita dal tempo).

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L'argomento della mia tesi di laurea, ho ricostruito la storia di questi scavi partendo dalle foto e dai materiali, essendo andati completamente perduti i quaderni di scavo

È bello per me avere lavorato al Museo. Quanti reperti nei magazzini!!!! Speriamo che il nuovo direttore, riesca nel suo intento, far diventare percorso museale proprio i magazzini stracolmi di questi beni.

Mi compare un conferimento di premio come fan fra i più attivi. In che consiste il premio ? Casomai vorrei almeno un ingresso gratis per chi non avesse diritto come i sopra 25 anni.

Durante il secondo conflitto mondiale Salvatore Aurigemma, allora Direttore del Museo Nazionale Romano, si trovò a dover fronteggiare il pericolo della distruzione delle opere e dei reperti esposti alle Terme di Diocleziano a causa di eventuali bombardamenti aerei. Per questo fu necessario attuare il piano di difesa elaborato dalla Direzione Generale per l’Antichità e le Belle Arti del Ministero dell’Educazione Nazionale che prevedeva la protezione dei monumenti e delle opere d’arte attraverso schermi di sabbia (se di grandi dimensioni) o il loro trasferimento in luoghi che non fossero obiettivi sensibili. Nel caso di opere di minor valore e di piccole dimensioni prevedeva, invece, la protezione nei musei stessi. Questo fu il caso delle centinaia di reperti conservati nelle vetrine dell’Antiquarium delle Terme di Diocleziano che furono raccolti in cassette, alcune realizzate ad hoc, altre rimediate alla bell’e meglio. Nella foto che vi mostriamo si riconoscono le casse di diversi prodotti che, forse, furono rimediate dai commercianti dell’Esquilino: dal “Sapone Lo Faro”al “Maraschino Luxardo”, dall’“Industria marmellate e conserve alimentari” ai prodotti tostati “Asborno”. 
I fotografi, chiamati a documentare i reperti prima della loro messa in sicurezza, come prevedeva il piano di difesa, si trovarono anche a fotografare i momenti salienti del trasferimento delle casse negli ambienti sotterranei delle Terme e non mancarono di realizzare scatti che non solo immortalano un momento storico, ma che dimostrano anche la bravura e la competenza di chi, negli anni, aveva fatto della propria passione una professione.  ©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 2515)
#StorieInArchivioMNR #ArchivioFotograficoMNR #TermediDiocleziano #SecondaGuerraMondiale #protezioniantiaeree

Durante il secondo conflitto mondiale Salvatore Aurigemma, allora Direttore del Museo Nazionale Romano, si trovò a dover fronteggiare il pericolo della distruzione delle opere e dei reperti esposti alle Terme di Diocleziano a causa di eventuali bombardamenti aerei. Per questo fu necessario attuare il piano di difesa elaborato dalla Direzione Generale per l’Antichità e le Belle Arti del Ministero dell’Educazione Nazionale che prevedeva la protezione dei monumenti e delle opere d’arte attraverso schermi di sabbia (se di grandi dimensioni) o il loro trasferimento in luoghi che non fossero obiettivi sensibili. Nel caso di opere di minor valore e di piccole dimensioni prevedeva, invece, la protezione nei musei stessi. Questo fu il caso delle centinaia di reperti conservati nelle vetrine dell’Antiquarium delle Terme di Diocleziano che furono raccolti in cassette, alcune realizzate ad hoc, altre rimediate alla bell’e meglio. Nella foto che vi mostriamo si riconoscono le casse di diversi prodotti che, forse, furono rimediate dai commercianti dell’Esquilino: dal “Sapone Lo Faro”al “Maraschino Luxardo”, dall’“Industria marmellate e conserve alimentari” ai prodotti tostati “Asborno”.
I fotografi, chiamati a documentare i reperti prima della loro messa in sicurezza, come prevedeva il piano di difesa, si trovarono anche a fotografare i momenti salienti del trasferimento delle casse negli ambienti sotterranei delle Terme e non mancarono di realizzare scatti che non solo immortalano un momento storico, ma che dimostrano anche la bravura e la competenza di chi, negli anni, aveva fatto della propria passione una professione.

©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 2515)
#StorieInArchivioMNR #ArchivioFotograficoMNR #TermediDiocleziano #SecondaGuerraMondiale #protezioniantiaeree
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Meraviglia

Molto interessante

Interessantissime queste informazioni, grazie continuate sempre così 😊

Noemi💙

Negli anni Sessanta i fotografi della Soprintendenza si trovarono spesso a documentare lo stato di conservazione delle strutture antiche dislocate ovunque nella città di Roma. E’ il caso di questa foto scattata in via della Sforzesca, in zona Castro Pretorio. Allora come oggi, il muro dei Castra Praetoria - presso l’ingresso secondario della Biblioteca Nazionale Centrale - delimitava uno spazio dedicato a parcheggio in cui era allineata una serie di automobili, lo specchio di un’epoca passata: gli anni del boom economico, quando moltissime famiglie ebbero la possibilità di acquistare la loro prima vera utilitaria familiare, a quattro posti che, in Italia, corrispose alla Fiat 600.  In questa foto se ne contano ben tre oltre ad una Fiat 1300, una Fiat 500, una Lancia Appia e ad una Vespa. Oggi il muro non è più così alto, perché gli ultimi filari di mattoni moderni sono stati smantellati, ma (con qualche rampicante in più e qualche mattone in meno) continua a vigilare sul via vai quotidiano dei lavoratori del nuovo millennio.  ©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 20465)
#StorieInArchivioMNR #archivioFotograficoMNR #CastroPretorio 
Biblioteca nazionale centrale di Roma
Soprintendenza Speciale Roma
Fiat

Negli anni Sessanta i fotografi della Soprintendenza si trovarono spesso a documentare lo stato di conservazione delle strutture antiche dislocate ovunque nella città di Roma. E’ il caso di questa foto scattata in via della Sforzesca, in zona Castro Pretorio. Allora come oggi, il muro dei Castra Praetoria - presso l’ingresso secondario della Biblioteca Nazionale Centrale - delimitava uno spazio dedicato a parcheggio in cui era allineata una serie di automobili, lo specchio di un’epoca passata: gli anni del boom economico, quando moltissime famiglie ebbero la possibilità di acquistare la loro prima vera utilitaria familiare, a quattro posti che, in Italia, corrispose alla Fiat 600. In questa foto se ne contano ben tre oltre ad una Fiat 1300, una Fiat 500, una Lancia Appia e ad una Vespa. Oggi il muro non è più così alto, perché gli ultimi filari di mattoni moderni sono stati smantellati, ma (con qualche rampicante in più e qualche mattone in meno) continua a vigilare sul via vai quotidiano dei lavoratori del nuovo millennio.

©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 20465)
#StorieInArchivioMNR #archivioFotograficoMNR #CastroPretorio
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Soprintendenza Speciale Roma
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Le foto in bianco e nero hanno sempre il solito fascino.

Ecco dove avevo parcheggiato, non trovavo più la macchina...

Negli anni Cinquanta erano molte le scoperte archeologiche che si susseguivano nella città di Roma. I materiali che emergevano dal sottosuolo erano portati al Museo delle Terme, per essere restaurati e poi esposti. Per ogni reperto era previsto un lungo lavoro che comprendeva uno studio approfondito, la pulitura, interventi di consolidamento e ricomposizione, per poter essere messo a disposizione del pubblico e degli studiosi. A causa del continuo afflusso di materiali che si venivano scoprendo, alcuni spazi delle monumentali Grandi Aule delle Terme di Diocleziano furono adibiti a temporanei laboratori di restauro. In questa foto, datata 18 settembre 1952, appoggiati su una semplice struttura in legno, fanno bella mostra di sé due frammenti architettonici, il cui restauro è appena stato ultimato; sul banco da lavoro restano ancora alcuni degli strumenti utilizzati, mentre scalpelli, piccozze e mazzette sono stati ordinatamente riposti sulla lunga tavola di legno appesa alla parete per avere sempre tutto a portata di mano.  ©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 9813)  #storieinarchiviomnr #museonazionaleromano #termedidiocleziano #restauro

Negli anni Cinquanta erano molte le scoperte archeologiche che si susseguivano nella città di Roma. I materiali che emergevano dal sottosuolo erano portati al Museo delle Terme, per essere restaurati e poi esposti. Per ogni reperto era previsto un lungo lavoro che comprendeva uno studio approfondito, la pulitura, interventi di consolidamento e ricomposizione, per poter essere messo a disposizione del pubblico e degli studiosi. A causa del continuo afflusso di materiali che si venivano scoprendo, alcuni spazi delle monumentali Grandi Aule delle Terme di Diocleziano furono adibiti a temporanei laboratori di restauro. In questa foto, datata 18 settembre 1952, appoggiati su una semplice struttura in legno, fanno bella mostra di sé due frammenti architettonici, il cui restauro è appena stato ultimato; sul banco da lavoro restano ancora alcuni degli strumenti utilizzati, mentre scalpelli, piccozze e mazzette sono stati ordinatamente riposti sulla lunga tavola di legno appesa alla parete per avere sempre tutto a portata di mano.

©Archivio Fotografico MNR (inv. foto 9813)

#storieinarchiviomnr #museonazionaleromano #termedidiocleziano #restauro
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