MNR newsletter aprile 2019

05/04/2019

L’ immagine della newsletter di aprile è dedicata a Palazzo Altemps, all’affresco della Piattaia nella sala dell’Ares Ludovisi

L’affresco della Piattaia è stato interpretato come raffigurazione pittorica dell’esibizione dei doni ricevuti dal principe Girolamo Riario, proprietario di Palazzo Altemps a quel tempo, e Caterina Sforza, in occasione del loro matrimonio, celebrato nel 1477.  La composizione è particolarmente importante, poichè  risulta assai singolare nella pittura d’interni del secondo quattrocento romano (1477-1481).

La decorazione della Sala dell’Ares Ludovisi presenta un programma unitario, che mira ad espandere lo spazio dell’ambiente, coniugando scorci prospettici e finte architetture. L’affresco è ben  conservato e raffigura una scena che inquadra una ricca collezione di stoviglie e candelieri, esposte su una tavola imbandita,  a cui fa da sfondo un arazzo riccamente decorato con elementi floreali. L’ insieme risulta una elegante natura morta di grande effetto pittorico. Si noti la particolare cura del pittore nella resa delle diverse specie botaniche, alcune delle quali nitidamente riconoscibili, e dei singoli oggetti esposti. Le forme e i colori delle suppellettili fanno ritenere che queste fossero in peltro, alcune forse dorate, grazie all’applicazione di foglie d’oro, ora cadute o asportate.  Sull'affresco della Piattaia sono tuttora visibili, invece, alcune scritte, incise durante il saccheggio che il palazzo subì dopo la morte del Papa Sisto IV nel 1484. Un cronista romano, Gaspare Pontani, racconta come non appena cominciò a circolare la notizia della morte del Santo Padre, avvenuta di notte, Roma comenzò ad andare in bisbiglio […] non si poteva vivere per Roma per le rubberie. Gruppi di giovani si portarono al palazzo del principe Girolamo Riario, nipote del Papa, e lo devastarono, tanto da non lasciare nemmeno una porta o una finestra intatte.

F. Scoppola (a cura di), Palazzo Altemps. Indagini per il restauro della fabbrica Riario, Soderini, Altemps, Roma 1987, pp. 198-201

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