MNR newsletter maggio 2019

01/05/2019

L’immagine della newsletter di maggio è dedicata ad una Lastra Campana con il volto di Cerere, conservata nel deposito di Palazzo Massimo. L’intero campo figurativo è occupato dalla raffigurazione della dea che stringe nella mani spighe di grano, melograni e due serpenti. Nel registro superiore troviamo le palmette e nel registro inferiore un listello a rilievo.

Cerere/Ceres è la dea madre della terra e della fertilità, protegge i raccolti, i fiori, i frutti e tutti gli esseri viventi. È figlia di Saturno e Opi; sorella di Vesta, Giunone, Plutone, Nettuno e Giove; madre di Proserpina. I raccolti delle semine e delle coltivazioni sono considerati suoi doni cosi come la tecnica dell’agricoltura che ha tramandato agli uomini.

La venerazione della dea, ha origini ben lontane, già presso i popoli italici, che la chiamavano Kerri, Keres o Kerria, il nome che deriva dalla radice indoeuropea *ker e significa "colei che ha in sé il principio della crescita". Il culto fu poi assimilato a quello della Demetra greca.

Veniva generalmente rappresentata come una donna coronata con spighe che stringe in una mano frutti e grano e una fiaccola nell’altra. Il culto era inizialmente associato a Libero e Libera e celebrato dal Flamine Cereale e dalle sacerdotesse, in un santuario ai piedi dell’Aventino ed era in stretta relazione con la plebe tanto che nel tempio dedicatole si conservano l’archivio e il tesoro della plebe.  L’attestazione più nota della pratica cultuale dedicata a questa divinità è costituita dai famosi 13 altari di Lavinio. Durante lo scavo di queste strutture, infatti, è stata ritrovata una lamina metallica iscritta che testimonia i sacrifici fatti in onore della dea e  reca un’iscrizione su due righe ampiamente discussa dagli archeologi e dagli epigrafisti, fin dalla sua scoperta: Cerere(m) auliquoquibus / Vespernam Poro. L’iscrizione costituisce la prova dei sacrifici animali celebrati in onore di Cerere, riferendosi auliquoquibus alle interiora di animali, probabilmente suini, che venivano bollite in pentola.

Bibliografia
www.treccani.it
Guarducci M. Nuove osservazioni sulla lamina bronzea di Cerere a Lavinio. In: L'Italie préromaine et la Rome républicaine. I. Mélanges offerts à Jacques Heurgon. Rome : École Française de Rome, 27, 1976. pp. 411-425.MNR NEWSLETTER MAGGIO 2019-001