Acrolito Ludovisi

Acrolito Ludovisi (inv. foto 598895)zoom
Acrolito Ludovisi (inv. foto 598895)
Appartenenza oggetto
Altrui
Categoria
Scultura
Nazione, Regione, Provincia
Italia, Lazio, RM
Città
Roma
Luogo di conservazione
Museo Nazionale Romano - Palazzo Altemps
Luogo di collocazione
Piano Primo - Sala del Trono Ludovisi
Collezione
Boncompagni Ludovisi
Inventario
8598
Materia e tecnica
marmo greco insulare; scultura a tutto tondo
Datazione
480-470 a.C.
Provenienza
Roma, Area degli Horti Sallustiani
Dimensioni
altezza 83 cm
Diritti oggetto digitale
Archivio fotografico MNR. Licenza: CC BY NC SA
Diritti oggetto analogico
Museo Nazionale Romano
Coordinate geografiche
41.901126, 12.473150
Link interno
Palazzo Altemps

Descrizione breve

Grande testa di divinità femminile. Il termine acrolito designa un’immagine di culto eseguita in marmo solo nelle parti emergenti, testa, mani e piedi, mentre il corpo poteva essere in legno ricoperto di lamine di metallo. I fori lungo il margine superiore della fronte, nei lobi delle orecchie, nella chioma e ai lati del collo dovevano servire per l’inserimento di gioielli e stoffe preziose che adornavano la scultura.

La divinità era probabilmente rappresentata seduta su trono, secondo quanto dimostrano i modellini in terracotta donati come ex voto e rinvenuti nei santuari greci e magno-greci. I numerosi confronti stilistici con opere appartenenti allo stesso ambito culturale consentono di datare la scultura nel decennio 480-470 a.C. La testa è stata identificata come Afrodite o Persefone, forse proveniente da Locri Epizeferi, come ipotizzato per il Trono Ludovisi.

Entrambe le opere furono trasportate a Roma dopo la conquista dell’Italia meridionale per decorare il santuario di Venere Erycina sul colle Quirinale, nel luogo poi occupato dagli Horti Sallustiani e, successivamente, dalla Villa Ludovisi.

Bibliografia

Museo Nazionale RomanoLe sculture, I. 5. I marmi Ludovisi nel Museo Nazionale Romano (a cura di B. Palma, L. de Lachenal), Roma 1983, pp. 130-133, n. 57; Palazzo Altemps. Le collezioni, Milano 2011, pp. 200-201.

 

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