Affreschi della Villa di Livia a Prima Porta

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Villa_di Livia (inv. foto 588223).
Appartenenza oggetto
Altrui
Categoria
Rivestimenti
Nazione, Regione, Provincia
Italia, Lazio, RM
Città
Roma
Luogo di conservazione
Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo
Luogo di collocazione
Piano Secondo - Sala II
Inventario
126276
Materia e tecnica
Calce e pigmenti - Affresco
Datazione
30-20 a.C.
Provenienza
Villa di Livia a Prima Porta
Dimensioni
606 x 288 cm
Diritti oggetto digitale
Archivio fotografico MNR. Licenza: CC BY NC SA
Diritti oggetto analogico
Museo Nazionale Romano
Coordinate geografiche
41°54′04.9″N 12°29′54.17″E
Link interno
Palazzo Massimo

Descrizione breve

I resti della Villa di Livia, moglie dell'imperatore Augusto, furono rinvenuti alla fine dell'Ottocento in località Prima Porta al IX miglio della via Flaminia. Gli affreschi, che nel 1951 furono portati nel Museo Nazionale Romano per ragioni di conservazione, decoravano le pareti di una grande ala semisotterranea con funzione, probabilmente, di triclinio estivo, cioè di sala di soggiorno e di banchetto utilizzata nei mesi più caldi. Essi costituiscono l'esempio più antico di pittura continua di giardino, databile per stile nel decennio 30-20 a.C.

Le immagini risultano organizzate secondo due distinte percezioni visive: la staccionata di canne e la balaustra di marmo, poste in orizzontale, e gli alberi nelle nicchie che ritmano in senso verticale le pareti. Entro tale schema si inserisce una varietà di piante e di uccelli naturalisticamente riprodotti. Questo genere pittorico testimonia il ruolo di prestigio assunto dal giardino, ordinato secondo i canoni dell’ars topiaria (arte dei giardini), nelle villae e nelle domus di età tardo-repubblicana e augustea.

Il tema trovò particolare fortuna nel programma figurativo di Augusto, che ravvisava nella floridezza della natura la migliore allusione alla felicitas temporum, conseguente alla Pax Augusta.

Bibliografia

Palazzo Massimo alle Terme. Le collezioni (a cura di C. Gasparri, R. Paris), Milano 2013, pp. 383-384, n. 271.

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