Attività Educative

Cucina e gioca

Siete degli “insaziabili” curiosi?

Volete scoprire cosa mangiavano e come giocavano i bambini romani?
Ecco per voi un po’ di ricette per cucinare!
E per sfide d’altri tempi, scaricate regole e tabelloni per giocare insieme!

 

 

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1 settimana fa

Museo Nazionale Romano
Anche se non avete la possibilità di prendere in affitto un “ministrator” come P. Vibius Quintio, potete comunque servirvi da soli un’ottima cena alla romana. Per le pietanze, potete sperimentare una di quelle che vi abbiamo già proposto (o aspettate le prossime; magari incontreranno di più il vostro gusto!); per l’organizzazione della tavola, ecco cosa fare. Innanzitutto, spostatevi in salotto e allungatevi sul divano: per un vero banchetto alla romana, dovrete infatti mangiare distesi, appoggiandovi sul gomito. Su una tavola non troppo grande, disponete piatti e coppe. Potrete usare il coltello e il cucchiaio, ma non la forchetta, entrata in uso molti secoli più tardi; vi servirete delle mani che, inutile dirlo, avrete lavato a dovere e che dovrete continuare a lavare tra una pietanza e l’altra servendovi di una bacinella o coppa. L’acqua dovrà essere fresca e profumata (avete dei petali? Metteteli nell’acqua). L’ideale sarebbe avere un servitore che vi offra la bacinella, facilitandovi l’intera operazione, ma poiché è probabile che non ne abbiate, potrete pur sempre fare da soli o scambiarvi il ruolo con gli altri componenti della vostra famiglia (vi sconsigliamo vivamente di attribuire il ruolo esclusivo di servitori ai vostri genitori). Potrete dare il via al pasto con del buon vino, purché sia stato rigorosamente diluito in acqua, calda o fredda: gli antichi non bevevano praticamente mai vino puro! 
Che ne dite? Fate una prova, la prossima volta vedremo di organizzare qualche altro dettaglio!  Nella foto dettaglio da un affresco del Colombario di Villa Pamphili, Palazzo Massimo  #museonazionaleromano #CucinaeGioca #MNRconTEkids

Anche se non avete la possibilità di prendere in affitto un “ministrator” come P. Vibius Quintio, potete comunque servirvi da soli un’ottima cena alla romana. Per le pietanze, potete sperimentare una di quelle che vi abbiamo già proposto (o aspettate le prossime; magari incontreranno di più il vostro gusto!); per l’organizzazione della tavola, ecco cosa fare. Innanzitutto, spostatevi in salotto e allungatevi sul divano: per un vero banchetto alla romana, dovrete infatti mangiare distesi, appoggiandovi sul gomito. Su una tavola non troppo grande, disponete piatti e coppe. Potrete usare il coltello e il cucchiaio, ma non la forchetta, entrata in uso molti secoli più tardi; vi servirete delle mani che, inutile dirlo, avrete lavato a dovere e che dovrete continuare a lavare tra una pietanza e l’altra servendovi di una bacinella o coppa. L’acqua dovrà essere fresca e profumata (avete dei petali? Metteteli nell’acqua). L’ideale sarebbe avere un servitore che vi offra la bacinella, facilitandovi l’intera operazione, ma poiché è probabile che non ne abbiate, potrete pur sempre fare da soli o scambiarvi il ruolo con gli altri componenti della vostra famiglia (vi sconsigliamo vivamente di attribuire il ruolo esclusivo di servitori ai vostri genitori). Potrete dare il via al pasto con del buon vino, purché sia stato rigorosamente diluito in acqua, calda o fredda: gli antichi non bevevano praticamente mai vino puro!
Che ne dite? Fate una prova, la prossima volta vedremo di organizzare qualche altro dettaglio!

Nella foto dettaglio da un affresco del Colombario di Villa Pamphili, Palazzo Massimo

#museonazionaleromano #CucinaeGioca #MNRconTEkids
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Un pranzo alla romana con un paio di ricette che sono state pubblicate mi attira e lo farò,ma l'idea di mangiare sdraiati la trovo orrenda : penso che mi andrebbe tutto di traverso ! Neanche il caffè a letto mi piace !

Meraviglioso e rilassante consiglio.

Ma Quintio è nominativo?

Non doveva essere cosa facile! Mi viene in mente quel magnifico film con lo straordinario Depardieu nei panni di Vatel, moderno “ministrator” al tempo di Luigi XIV...

2 settimane fa

Museo Nazionale Romano
Autunno non è solo tempo di uva, ma anche di castagne. Ed ecco per voi un’ottima ricetta di Apicio! Mettete in pentola le castagne dopo averle pulite a dovere, aggiungete acqua e mette a cuocere. Durante la cottura, pestate in un mortaio pepe, cumino, semi di coriandolo, foglie di menta, ruta e mentuccia; versate un po’ di aceto, miele, un pizzico di sale. Diluite tutto con un altro po’ di aceto e versatelo sulle castagne ormai cotte; aggiungete olio e riportate a bollore. Fate bollire per un po’ e poi versate tutto nel mortaio. E’ il momento di assaggiare! Seguendo le raccomandazioni di Apicio, se manca qualcosa, aggiungetela. Altrimenti, versate tutto sulle lenticchie già lessate e  non dimenticate un po’ di olio crudo!  #museonazionaleromano #CucinaeGioca #ricettediApicio

Autunno non è solo tempo di uva, ma anche di castagne. Ed ecco per voi un’ottima ricetta di Apicio! Mettete in pentola le castagne dopo averle pulite a dovere, aggiungete acqua e mette a cuocere. Durante la cottura, pestate in un mortaio pepe, cumino, semi di coriandolo, foglie di menta, ruta e mentuccia; versate un po’ di aceto, miele, un pizzico di sale. Diluite tutto con un altro po’ di aceto e versatelo sulle castagne ormai cotte; aggiungete olio e riportate a bollore. Fate bollire per un po’ e poi versate tutto nel mortaio. E’ il momento di assaggiare! Seguendo le raccomandazioni di Apicio, se manca qualcosa, aggiungetela. Altrimenti, versate tutto sulle lenticchie già lessate e non dimenticate un po’ di olio crudo!

#museonazionaleromano #CucinaeGioca #ricettediApicio
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Non saprei dove andare a prendere la ruta, ma mi piacerebbe sapere di cosa sanno. Ho l'impressione che i gusti del tempo fossero un po' diversi dai nostri.

Attenzione la Ruta e tossica ed abortiva, ha u gusto intenso, louso contro formiche nell.armadio, ottimo rimedio . Attenzione, se donne mangiano questi piatti

Se volete il miele ve lo mando io.

Non mi è molto chiara la ricetta 🤔

Agrodolce fantastico dato da miele e aceto, molto usato anche oggi nelle ricette! Qui da noi, in Tuscia, è un classico la minestra di ceci e castagne, favolosa!

Ma non saranno troppi ingredienti?

L'accoppiata aceto e miele mi turba

Ma si procede alla seconda cottura senza sbucciarle?

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3 settimane fa

Museo Nazionale Romano
Con l’entrata in vigore del DPCM del 3 novembre 2020 il Museo Nazionale Romano rimarrà chiuso a partire dal 5 novembre per contribuire a limitare, sempre di più, la diffusione del COVID-19.  Ma niente paura, il Museo Nazionale Romano non vi lascerà soli!  Potrete seguire le nostre attività sul sito web www.museonazionaleromano.beniculturali.it e sui nostri canali social: leggerete le #StoriedaMNR e le #StorieInArchivioMNR, scoprirete #PezzidaMuseoMNR, vi interrogherete  alla ricerca di intrusi e oggetti misteriosi con #ScoprieRisolvi, vi cimenterete in giochi del passato e in ardite ricette con #CucinaeGioca, realizzerete le vostre opere d’arte ispirate al Museo Nazionale Romano con #DisegnaeCrea. E non è finita qui perché vi sveleremo il #MNRdietrolequinte e i #PezziInvisibiliMNR, alla scoperta di magazzini e depositi: perché ancora una volta il Museo Nazionale Romano è #MNRconTE!  #museonazionaleromano #MNRconTEkids #palazzoaltemps #palazzomassimo #termedidiocleziano #cryptabalbi

Con l’entrata in vigore del DPCM del 3 novembre 2020 il Museo Nazionale Romano rimarrà chiuso a partire dal 5 novembre per contribuire a limitare, sempre di più, la diffusione del COVID-19.

Ma niente paura, il Museo Nazionale Romano non vi lascerà soli!

Potrete seguire le nostre attività sul sito web www.museonazionaleromano.beniculturali.it e sui nostri canali social: leggerete le #StoriedaMNR e le #StorieInArchivioMNR, scoprirete #PezzidaMuseoMNR, vi interrogherete alla ricerca di intrusi e oggetti misteriosi con #ScoprieRisolvi, vi cimenterete in giochi del passato e in ardite ricette con #CucinaeGioca, realizzerete le vostre opere d’arte ispirate al Museo Nazionale Romano con #DisegnaeCrea. E non è finita qui perché vi sveleremo il #MNRdietrolequinte e i #PezziInvisibiliMNR, alla scoperta di magazzini e depositi: perché ancora una volta il Museo Nazionale Romano è #MNRconTE!

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Grazie!

Mai più senza l’intruso!

Se fosse l'occasione di "pubblicare" un bel post di "opere invisibili", diventerebbe quasi auspicabile ogni tanto...

Bellisimo

❤️❤️❤️

❤️

Periodo nerissimo.... Ma passerà

Museo, la burocrazia sarebbe l’ostacolo maggiore, ma organizzare delle video visite guidate con zoom su qualche opera particolare? Sarebbe un’iniziativa molto gradita

Che peccato! La solita scelta politica insensata, presa da ignoranti che aggrediscono la cultura

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4 settimane fa

Museo Nazionale Romano
Oggi vi proponiamo un gioco che piaceva molto ai bambini romani: potete farlo anche voi senza difficoltà. Per giocare vi servono un po’ di noci; se con le noci il gioco dovesse sembrarvi troppo difficile, potete sempre fare come l’imperatore Gallieno che, a quanto ci dicono le fonti storiche, preferiva servirsi di mele.
Preparate il terreno di gioco: prendete tre noci (o mele) e disponetele una accanto all’altra su una linea retta. Ponete poi una quarta noce (o mela) in equilibrio sulle altre, in modo che formi una sorta di piramide.  A questo punto siete pronti: lo scopo del gioco è, ovviamente, demolire il “castello” dell’altro tirando da una certa distanza. Per essere più precisi, potete tracciare un segno a terra in modo da essere certi di effettuare i lanci sempre dalla stessa distanza. Se deciderete di servirvi delle mele, anziché delle noci, assicuratevi che siano molto mature e, eventualmente, mettetevi all’aperto e non in salotto!
Buon divertimento!  #museonazionaleromano #CucinaeGioca #comegiocavanoiRomani

Oggi vi proponiamo un gioco che piaceva molto ai bambini romani: potete farlo anche voi senza difficoltà. Per giocare vi servono un po’ di noci; se con le noci il gioco dovesse sembrarvi troppo difficile, potete sempre fare come l’imperatore Gallieno che, a quanto ci dicono le fonti storiche, preferiva servirsi di mele.
Preparate il terreno di gioco: prendete tre noci (o mele) e disponetele una accanto all’altra su una linea retta. Ponete poi una quarta noce (o mela) in equilibrio sulle altre, in modo che formi una sorta di piramide. A questo punto siete pronti: lo scopo del gioco è, ovviamente, demolire il “castello” dell’altro tirando da una certa distanza. Per essere più precisi, potete tracciare un segno a terra in modo da essere certi di effettuare i lanci sempre dalla stessa distanza. Se deciderete di servirvi delle mele, anziché delle noci, assicuratevi che siano molto mature e, eventualmente, mettetevi all’aperto e non in salotto!
Buon divertimento!

#museonazionaleromano #CucinaeGioca #comegiocavanoiRomani
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Questo lo saprei fare anche io ma forse ci vorrebbe almeno un altro concorrente per fare una gara a chi butta giù più noci o mele !

E’ decisamente arrivato l’autunno ed è tempo di uva. Se volete conservarla a lungo, ecco due rimedi di Apicio: prendete dei grappoli di uva in ottime condizioni, copriteli di acqua (possibilmente piovana) che avrete fatto bollire a lungo, finché non si sarà ridotta di un terzo rispetto alla quantità iniziale. Versate tutto in un recipiente, spalmatelo bene di pece, chiudetelo con il gesso e conservatelo in un luogo fresco dove non arrivi mai il sole. In questo modo avrete sempre uva fresca. L’acqua di conservazione non deve essere gettata, ma può essere data ai malati. Un metodo alternativo è invece ricoprire completamente l’uva di orzo: rimarrà intatta, parola di Apicio!  Nellimmagine due dettagli dal mosaico da via Appia Nuova, Palazzo Massimo
#museonazionaleromano #palazzomassimo #cucinaegioca

E’ decisamente arrivato l’autunno ed è tempo di uva. Se volete conservarla a lungo, ecco due rimedi di Apicio: prendete dei grappoli di uva in ottime condizioni, copriteli di acqua (possibilmente piovana) che avrete fatto bollire a lungo, finché non si sarà ridotta di un terzo rispetto alla quantità iniziale. Versate tutto in un recipiente, spalmatelo bene di pece, chiudetelo con il gesso e conservatelo in un luogo fresco dove non arrivi mai il sole. In questo modo avrete sempre uva fresca. L’acqua di conservazione non deve essere gettata, ma può essere data ai malati. Un metodo alternativo è invece ricoprire completamente l’uva di orzo: rimarrà intatta, parola di Apicio!

Nell'immagine due dettagli dal mosaico da via Appia Nuova, Palazzo Massimo
#museonazionaleromano #palazzomassimo #cucinaegioca
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Dopo aver preparato il garum (in estate ovviamente) ho provato a seguire alcune ricette di apicio. Un paio davvero notevoli.....

Proviamo anche questa. Grazie Museo

Però!

Ottimi consigli 😉

Comodo!

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A proposito di “astragali”, sapete che esistono ancora oggi? La parola italiana per definirli è “aliossi”, dal latino aleae ossum, cioè osso di dado. I Romani invece li chiamavano “tali” e noi vogliamo insegnarvi a giocare come loro. Se volete fare le cose per bene, procuratevi quattro ossicini ricavati dalle articolazioni degli arti posteriori di capre, montoni, bovini o maiali. Se questa idea non vi attira troppo, potete farveli da soli con della pasta modellabile (va bene anche la pasta di sale). L’importante è rispettare il più possibile la forma dell’ossicino: il gioco consiste infatti nel lanciare i quattro astragali a terra e controllare in che posizione sono caduti. Le facce sono quattro: pronum, il lato convesso, vale 4 punti; supinum, il lato concavo, 3 punti, planum, il fianco dritto, 1 punto e tortuosum, il fianco con la rientranza, ben 6 punti.  Lo scopo è, naturalmente, ottenere il punteggio più alto. Alcuni lanci sono speciali, come il “colpo di Venere”, in cui ogni astragalo cade su una faccia diversa, o il colpo del cane, in cui ogni astragalo cade sul planum, ottenendo il punteggio più basso.
Buon divertimento!  #museonazionaleromano #MNRconTEkids #comegiocavanoiRomani #cucinaegioca

A proposito di “astragali”, sapete che esistono ancora oggi? La parola italiana per definirli è “aliossi”, dal latino aleae ossum, cioè osso di dado. I Romani invece li chiamavano “tali” e noi vogliamo insegnarvi a giocare come loro. Se volete fare le cose per bene, procuratevi quattro ossicini ricavati dalle articolazioni degli arti posteriori di capre, montoni, bovini o maiali. Se questa idea non vi attira troppo, potete farveli da soli con della pasta modellabile (va bene anche la pasta di sale). L’importante è rispettare il più possibile la forma dell’ossicino: il gioco consiste infatti nel lanciare i quattro astragali a terra e controllare in che posizione sono caduti. Le facce sono quattro: pronum, il lato convesso, vale 4 punti; supinum, il lato concavo, 3 punti, planum, il fianco dritto, 1 punto e tortuosum, il fianco con la rientranza, ben 6 punti. Lo scopo è, naturalmente, ottenere il punteggio più alto. Alcuni lanci sono speciali, come il “colpo di Venere”, in cui ogni astragalo cade su una faccia diversa, o il colpo del cane, in cui ogni astragalo cade sul planum, ottenendo il punteggio più basso.
Buon divertimento!

#museonazionaleromano #MNRconTEkids #comegiocavanoiRomani #cucinaegioca
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Adriano Mattia Cefis

Davvero interessante, grazie. Ora guarderò in modo diverso le giocatrici di astragali...

Mia nonna a Matera ci giocava ancora da bambina

Il più antico concetto di probabilità... l'associazione del punteggio in base alla difficoltà di uscita della corrispondente faccia 😉... grandezze direttamente proporzionali 🔣🔢📊

Buona sera, mio padre mi insegnò un gioco come questo usando un piccolo osso che si trova nella gamba dell'agnello. Vi posso garantire che con un po' di esperienza e fortuna si ferma in tutte le posizioni.

Nella cultura contadina Meridionale ancora negli anni 60 in Puglia l'ho visto praticare da donne per indagare il futuro!

Non so, mi sembra strano che possa rimanere in piedi sul lato tortuosum.

Ben fatto! È anche così che si accorciano le distanze tra passato e presente.

Il punteggio riguarda la parte in alto 🤔 quindi si fa un punto se "tortuosum" è rivolto a terra?

Molto interessante!

Domenico Garzillo Mattia Guida si potrebbe fare come gioco alcolico

Elena De Caro

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A proposito di merci in arrivo a Roma, ecco l’attesa ricetta del garum! Come sapete, questa salsa a base di pesce era usata ovunque, persino sulla frutta. Tra le ricette che ci sono state tramandate, la migliore è quella contenuta nella “Medicina Plini”, un’opera che raccoglie rimedi medici di vari autori dove compare anche il garum (utile anche per piaghe, dissenteria, sciatica e per morsi di cane o coccodrillo…). La ricetta è attribuita a Gargilio Marziale, autore del III secolo, anche se il riferimento all’aringa, sconosciuta prima del Medioevo, fa pensare che la ricetta sia stata interpolata dal copista nel X secolo. In ogni caso, eccola qui:  Si prendono pesci di tipo grasso, come il salmone, le anguille, le cheppie, le sardine e le aringhe e si fa un composto con questi unendo erbe aromatiche essiccate e sale. Si prepara un vaso solido con un buono strato di pece, della capacità di due o tre moggi (più o meno tra 17 e 25 litri di oggi) e si prendono le erbe aromatiche essiccate ben profumate, sia di campo sia di orto come, ad esempio  aneto, coriandolo, finocchio, sedano, santoreggia, salvia, ruta, menta, sisimbro, ligustico, puleggio, timo, origano, bettonica, agrimonia e, con queste, si cosparge il fondo del vaso formando un primo strato. Si dispone poi un secondo strato formato da pesci interi, se piccoli, a pezzi se grandi. Su questo si aggiunge un terzo strato di sale, alto due dita. E così in questo modo, alternando i tre strati di erbe, di pesci e di sale, uno sopra l’altro, il vaso va riempito fino all’orlo e, dopo averlo chiuso con un coperchio, va lasciato riposare per sette giorni. Poi, per i venti giorni seguenti, il composto deve essere mescolato due o tre volte al giorno, con un palo di legno a forma di remo, avendo cura di arrivare fino al fondo. Passato questo tempo, dal liquido che filtra dal composto, si ottiene il “liquamen” o l’enogarum con un’ulteriore preparazione (...). Il composto va poi cotto in un vaso di ferro o di bronzo fino a ridursi alla quantità di un sestiario (500 ml) sciogliendovi mezza libra di miele spumato prima della cottura completa. Quando sarà cotto completamente, va filtrato, come i decotti, ancora bollente fino a diventare chiaro. Una volta filtrato e raffreddato si conserva in un vaso.  #museonazionaleromano #palazzomassimo #MNRconTE #MNRconTEkids #CucinaeGioca

A proposito di merci in arrivo a Roma, ecco l’attesa ricetta del garum! Come sapete, questa salsa a base di pesce era usata ovunque, persino sulla frutta. Tra le ricette che ci sono state tramandate, la migliore è quella contenuta nella “Medicina Plini”, un’opera che raccoglie rimedi medici di vari autori dove compare anche il garum (utile anche per piaghe, dissenteria, sciatica e per morsi di cane o coccodrillo…). La ricetta è attribuita a Gargilio Marziale, autore del III secolo, anche se il riferimento all’aringa, sconosciuta prima del Medioevo, fa pensare che la ricetta sia stata interpolata dal copista nel X secolo. In ogni caso, eccola qui:

Si prendono pesci di tipo grasso, come il salmone, le anguille, le cheppie, le sardine e le aringhe e si fa un composto con questi unendo erbe aromatiche essiccate e sale. Si prepara un vaso solido con un buono strato di pece, della capacità di due o tre moggi (più o meno tra 17 e 25 litri di oggi) e si prendono le erbe aromatiche essiccate ben profumate, sia di campo sia di orto come, ad esempio aneto, coriandolo, finocchio, sedano, santoreggia, salvia, ruta, menta, sisimbro, ligustico, puleggio, timo, origano, bettonica, agrimonia e, con queste, si cosparge il fondo del vaso formando un primo strato. Si dispone poi un secondo strato formato da pesci interi, se piccoli, a pezzi se grandi. Su questo si aggiunge un terzo strato di sale, alto due dita. E così in questo modo, alternando i tre strati di erbe, di pesci e di sale, uno sopra l’altro, il vaso va riempito fino all’orlo e, dopo averlo chiuso con un coperchio, va lasciato riposare per sette giorni. Poi, per i venti giorni seguenti, il composto deve essere mescolato due o tre volte al giorno, con un palo di legno a forma di remo, avendo cura di arrivare fino al fondo. Passato questo tempo, dal liquido che filtra dal composto, si ottiene il “liquamen” o l’enogarum con un’ulteriore preparazione (...). Il composto va poi cotto in un vaso di ferro o di bronzo fino a ridursi alla quantità di un sestiario (500 ml) sciogliendovi mezza libra di miele spumato prima della cottura completa. Quando sarà cotto completamente, va filtrato, come i decotti, ancora bollente fino a diventare chiaro. Una volta filtrato e raffreddato si conserva in un vaso.

#museonazionaleromano #palazzomassimo #MNRconTE #MNRconTEkids #CucinaeGioca
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Grazie della ricetta,ma per conto mio rimarrà una curiosità di altri tempi da non imitare !

La cosa più vicina al garum è la colatura di alici

I romani non deficitavano in palato e stomaco FORTE! Atro che DIAVULÌLLI CALABRESI! 😁🙄😁

Impegnativo. Già solo reperire tutte quelle erbe...

Ci credo che morivano giovani 😂

Va be', io me lo compro, faccio prima.

È colatura di alici!

Sembra una salsa di pesce tailandese o vietnamita.

Ok Masterchef,ma il mosaico dove si trova?

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Se conoscete un buon gallinarius, potete acquistare un pollo e sperimentare la ricetta  del “pullus Varianus”, attribuita addirittura allimperatore Elagabalo.
Cuocete il pollo in un sugo di olio, vino, coriandolo, santoreggia e porro; la ricetta originale prevede anche il garum (di cui parleremo a parte) ma, se proprio non potete rinunciare al sapore di pesce, potreste semplicemente usare una punta di pasta di acciughe invece del sale. Mentre il pollo cuoce, preparate il “candidum”, la salsa bianca, con cui cospargerete il pollo sia verso la fine della cottura, sia al momento di servire: pestate pepe e pinoli, aggiungete un po’ del sugo di cottura, poi amalgamate con il latte e completate con 3 albumi di uova sode tritati. Buon appetito!  #museonazionaleromano #palazzomassimo #MNRconTE #MNRconTEkids #CucinaeGioca

Se conoscete un buon gallinarius, potete acquistare un pollo e sperimentare la ricetta del “pullus Varianus”, attribuita addirittura all'imperatore Elagabalo.
Cuocete il pollo in un sugo di olio, vino, coriandolo, santoreggia e porro; la ricetta originale prevede anche il garum (di cui parleremo a parte) ma, se proprio non potete rinunciare al sapore di pesce, potreste semplicemente usare una punta di pasta di acciughe invece del sale. Mentre il pollo cuoce, preparate il “candidum”, la salsa bianca, con cui cospargerete il pollo sia verso la fine della cottura, sia al momento di servire: pestate pepe e pinoli, aggiungete un po’ del sugo di cottura, poi amalgamate con il latte e completate con 3 albumi di uova sode tritati. Buon appetito!

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Che cos'è il santoreggia?

Ho sempre pensato che Elagabalo avesse inventato lo spritz, guarda un po'.. Considerato il soggetto intendo.

Bellissimo anche il mosaico

Nella tuscia, la mia terra, le ricette tradizionali prevedono molto spesso l'acciuga sciolta nel soffritto (minestra di ceci, per esempio) o in un pesto con aglio ed erbe (mentuccia o salvia) a condimento di carni e verdure. Il pollo in padella rientra tra queste e si dice che questa tradizione sia una sopravvivenza, in cucina, dell'uso del garum: sarà vero?

Il mosaico è molto bello, la ricetta un po' meno...

Interessante. Il Garum l'avevo assaggiato all'Expo del 2015. C'è qualcuno che ha ripreso la ricetta e lo produce ancora oggi.

Che meraviglia, una riceta ai tempi dei romani, sembra facile, ecceto per il garum. La faró, se sapete altre, vi prego di pubblicarle, grazie.

Lo faccio domenica...

Magari senza salsa... 🤪

Grazie! Sembra buono

Quasi quasi.......

Oddio il garum no! 😹

Una ricetta che mi piace e che realizzerò al più presto,però ,mi dispiace per Eliagabalo,ma ometterò il garum o la pasta di acciughe

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